Pala d’altare: Madonna con il Bambino

admin Cattedrale 13 marzo 2018 Leave a reply

Pala d’altare: Madonna con il Bambino

Il patrimonio artistico di Gaeta offre spesso delle sorprese. Oggi poniamo l’attenzione su un dipinto che da oltre un anno è a pala d’altare: la Madonna con il Bambino tra otto angeli (putti alati) e, al di sotto, i Sette Arcangeli.

Ma facciamo un passo indietro, torniamo al 1756, quando Girolamo Gattola redige le Memorie Istoriche e descrive la chiesa di S. Michele Arcangelo alle pendici di monte Orlando: nel manoscritto si indica a pala d’altare una tavola con “San Michele corteggiato da molti angeli” che sia la Madonna di cui sopra non possiamo provarlo, ma sta di fatto che con la soppressione del monastero benedettino (15/12/1788) la tavola passa nella sacrestia del Capitolo Cattedrale.

 

Come mai alla metà del sec. XVI, viene commissionata un’opera con un tema così particolare?
Intanto bisogna sottolineare che il monastero nel 1433 è annesso da Papa Eugenio IV alla Congregazione di S. Giustina e affidato temporaneamente alla gestione dell’abate di S. Paolo fuori le mura a Roma. Successivamente a Palermo nel 1516 viene scoperto un antico affresco nella chiesa di S. Angelo con i Sette Arcangeli, i loro attributi e i rispettivi nomi (al centro era Michele in atto di calpestare il drago). Immediatamente la devozione ai Sette Arcangeli porta alla creazione di una Confraternita a cui aderisce anche l’imperatore Carlo V. A partire dal 1527 anche a Roma si tenta la diffusione del culto, grazie al favore dei cardinali Del Monte e Farnese (poi Paolo II, 1534-‘49). La speranza di poter far riconoscere il culto dei Sette viene riposta anche nel Concilio di Trento (1545-‘63). Intanto a San Marco a Venezia nel 1543 viene copiata l’iconografia bizantina della Vergine con i Sette Angeli per esporla in S. Maria degli Angeli a Roma.

In questo fervore devozionale, promosso anche dalla chiesa di Roma, si può inquadrare la committenza della nostra tavola, così come non è da escludere un’influenza di Carlo V (a Gaeta nel 1536). Sta di fatto che dal ‘600 questa devozione viene soppiantata dal culto dell’Angelo Custode; una definitiva battuta di arresto si avrà con Giovanni Paolo II con il Decreto “LitterisDiei” (6/6/1992): “è illecito insegnare e utilizzare nozioni sugli angeli e sugli arcangeli, sui loro nomi personali e sulle loro funzioni particolari, al di fuori di ciò che trova diretto riscontro nella Sacra Scrittura”.

Tornando alla pala d’altare della Cattedrale di Gaeta, il registro inferiore descrive proprio i Sette Arcangeli: sebbene lo spazio sia ridotto e alcuni attributi non siano rappresentati, troviamo a centro Michele (“chi come Dio?”) con la lorica, la palma e la lancia in atto di ammazzare il drago/demone; ai lati di Michele troviamo gli altri due Arcangeli canonici, a sinistra Gabriele (“forza di Dio”) con il giglio; a destra Raffaele (“Dio a guarito”) con il vaso di medicinali. A sinistra dei tre troviamo in preghiera Sealtiele (“Dio comunica”) e con la spada Uriele (“Dio infiamma”). Nella zona destra, un po’ defilato, è Geudiele (“Lode di Dio”) con la corona tra le mani e Barachiele (“Benedizione di Dio”) con le rose.

Di Lino Sorbella

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