Le prime evangelizzazioni del territorio di Gaeta risalirebbero all’apostolo Paolo. A Formia la tradizione indica per il 2 giugno dell’anno 303 la morte del vescovo di Antiochia, Erasmo. Al martire viene riservata una degna sepoltura nel cimitero romano della città ad opera del Vescovo Probo.
Il culto del martire Erasmo cresce nel corso dei secoli anche attraverso descrizioni letterarie in parte fantastiche. Dopo la soppressione della diocesi di Minturno (590) e l’annessione del territorio al vescovato di Formia, si deve registrare, per ragioni di sicurezza, il trasferimento della sede vescovile da Formia nell’estrema penisola di Gaeta.
Il trasferimento della sede episcopale comporta certamente la traslazione delle reliquie dei santi protettori, tra cui Erasmo, e il loro occultamento in una piccola chiesa nei pressi del porto. Il ritrovamento del corpo di S. Erasmo nel 917 porta alla costruzione di una magnifica cattedrale.
S. Erasmo nel secolo X è riconosciuto principale patrono della città anche dagli stessi duchi di Gaeta. Nel 1002 iniziano i lavori per la costruzione di un adiacente battistero dedicandolo a S. Giovanni. Non si conosce esattamente la storia dei lavori della cattedrale,ma è certo che il 22 gennaio 1106 Papa Pasquale II consacrala basilica dedicandola alla SS. Vergine Assunta e a S. Erasmo (forse anche ai vescovi Marciano e Probo).


Tra il 1148 e il 1279 viene costruita la straordinaria torre campanaria che mostra numerose contaminazioni artistiche occidentali con elementi islamici. Il campanile, costruito nei pressi del mare, a contatto con la cinta muraria ducale, rientra tra le architetture “passanti”: la scalea monumentale permette di accedere nel duomo. Il campanile a pianta quadrangolare, è alto 57 metri, mostra un basamento con arco gotico, tre celle e un torrino ottagonale. Il primo livello viene realizzato con blocchi romani e medievali, non a caso si possono leggere diverse epigrafi sulle facciate e ammirare numerosi fregi di varia epoca.
Il campanile di Gaeta è uno dei pochi che viene terminato con un elemento ottagonale e quattro piccole torri cilindriche coperte da cupole, il tutto decorato con scodelle in terra cotta smaltata.
Entrando nella Basilica, attualmente si scorgono una serie di suppellettili del Duecento: il candelabro per il cero pasquale, resti di amboni, transenna, pavimenti cosmateschi, ecc. Il candelabro pasquale, il più grande del Medioevo, si data probabilmente alla fine del secolo XIII e va abbinato ad un imponente pulpito da cui, la notte di Pasqua, si srotolava uno degli Exultet oggi al Museo Diocesano. Il candeliere pasquale di Gaeta, alto metri 3,50, una vera e propria colonna onoraria, è diviso in quarantotto formelle: metà raccontano le “gesta Christi”, metà la “passio” di S. Erasmo. Enigmatico è il gruppo scultoreo porta leggio con un uomo barbuto, con un serpente avvinghiato al corpo, con sulla testa un’aquila e sotto i piedi un leone che ha sotto di sé un cane o un agnello (simbolo della salvezza dell’uomo attraverso la parola di Dio). Al di sotto dell’area presbiteriale è murato ciò che resta di una separazione con figure a rilievo (sec. XIII).
Tra il 1788 e il 1793 si effettuano una serie di lavori con il supporto dei Borbone, procedendo al salvataggio del debole edificio medievale. Le colonne vengono inglobate in pilastri, le navate vengono ridotte a 3 con l’aggiunta di cappelle laterali; si salva dalla manomissione almeno una navata che mostra tutt’ora affreschi quattrocenteschi.
Nel 1860-’61 nel corso dell’ultimo assedio alla città di Gaeta, estremo lembo del regno borbonico, il re Francesco II stabilisce che gli eroi caduti in quell’occasione potessero essere sepolti nel duomo: successivamente si realizzano una serie di tombe monumentali oggi disposte in un’unica cappella.
Nel 1903 iniziano i lavori per il pronao e l’attuale facciata monumentale in stile neogotico. L’8 dicembre 1904, a 50 anni dalla proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione, si installa sulla cuspide centrale una statua della Madonna Immacolata, ma i lavori di completamento terminano molti anni dopo.